Cos’è il flusso di cassa
Il flusso di cassa — o cash flow — è la differenza tra le entrate e le uscite monetarie di un’azienda in un dato periodo. È un concetto semplice ma spesso frainteso, perché viene confuso con l’utile o con il fatturato. Non sono la stessa cosa.
Il Principio Contabile OIC 10, che disciplina la redazione del rendiconto finanziario in Italia, definisce il flusso finanziario come “l’aumento o la diminuzione dell’ammontare delle disponibilità liquide“. Le disponibilità liquide comprendono i depositi bancari e postali, gli assegni, il denaro contante e i valori in cassa (art. 2425-ter Codice Civile).
La differenza cruciale con il conto economico è questa: il conto economico registra competenze (una fattura emessa a novembre è un ricavo di novembre, anche se il cliente paga a marzo). Il cash flow registra cassa (quella fattura entra nel cash flow solo a marzo, quando l’incasso avviene davvero). È per questo che un’azienda può chiudere l’esercizio in utile e non riuscire a pagare gli stipendi: sta guadagnando sulla carta, ma non ha ancora incassato.
Il rendiconto finanziario: cos’è e chi deve redigerlo
Il rendiconto finanziario è il documento contabile che rappresenta in modo strutturato tutti i flussi di cassa dell’azienda in un esercizio. È stato reso obbligatorio con il D.Lgs. 139/2015 e disciplinato dall’art. 2425-ter del Codice Civile, che ne stabilisce il contenuto minimo: variazioni delle disponibilità liquide, distinte per attività operativa, di investimento e di finanziamento.
Il Principio Contabile OIC 10, emanato dalla Fondazione Organismo Italiano di Contabilità, fornisce lo schema tecnico di riferimento per la redazione. Non tutte le aziende sono obbligate a redigerlo:
- Aziende obbligate: società che redigono il bilancio in forma ordinaria (art. 2423 CC).
- Aziende esonerate: micro-imprese (art. 2435-ter CC) e società che redigono il bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis CC). L’esonero è però solo formale: capire il cash flow è utile a chiunque abbia un’azienda, indipendentemente dagli obblighi di bilancio.
- Rilevanza per la crisi d’impresa: dal 2022, il Codice della Crisi d’Impresa (D.Lgs. 14/2019, art. 13) impone all’imprenditore di monitorare l’adeguatezza dei flussi di cassa rispetto agli oneri di indebitamento. Il rendiconto finanziario diventa un documento chiave per la prevenzione delle crisi.
Le 3 tipologie di flusso di cassa secondo OIC 10
L’OIC 10 impone di suddividere i flussi in tre categorie, presentate in questo ordine (forma scalare):
| Tipologia | Cosa comprende | Esempi concreti |
|---|---|---|
| A. Attività Operativa | Flussi generati dalla gestione caratteristica: vendita di beni e servizi, acquisto di materie prime, stipendi, imposte. | Incassi da clienti, pagamenti a fornitori, pagamenti al personale, interessi pagati/incassati, imposte pagate |
| B. Attività di Investimento | Flussi derivanti dall’acquisto e vendita di immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie. | Acquisto/vendita macchinari, capannoni, software, partecipazioni; acquisizione/cessione di rami d’azienda |
| C. Attività di Finanziamento | Flussi di ottenimento e restituzione di risorse finanziarie da soci o terzi (banche). | Accensione mutui, rimborso finanziamenti, aumenti di capitale, dividendi pagati, obbligazioni |
La distinzione tra queste tre aree non è formale — è diagnostica. Un cash flow totale positivo dice poco se non si sa da dove viene. Un’azienda che genera cassa perché sta vendendo (attività operativa positiva) è in ottima salute. Un’azienda che ha cassa positiva perché ha appena preso un mutuo (attività di finanziamento positiva) sta invece bruciando capitale di terzi — situazione tutt’altro che stabile.
Come si calcola: metodo diretto e metodo indiretto
L’OIC 10 prevede due metodi per calcolare il flusso dell’attività operativa (le sezioni B e C sono invece uguali in entrambi i casi). La scelta tra i due dipende dalle informazioni disponibili e dalla complessità della contabilità:
| Aspetto | Metodo Diretto | Metodo Indiretto |
|---|---|---|
| Punto di partenza | Incassi e pagamenti effettivi registrati durante l'esercizio. | Utile o perdita d'esercizio prima di imposte, interessi, dividendi e plus/minusvalenze. |
| Voci principali | Incassi da clienti, altri incassi, pagamenti a fornitori per acquisti e servizi, pagamenti al personale, imposte pagate, interessi. | Rettifiche per elementi non monetari, come ammortamenti e accantonamenti, e variazioni del capitale circolante netto, come rimanenze, crediti e debiti. |
| Pro | Molto intuitivo, mostra direttamente da dove entra e dove esce la cassa. È preferito dagli IAS internazionali ed è utile per il budget di cassa. | Ricavabile direttamente da conto economico e stato patrimoniale. È il metodo più diffuso in Italia e quello privilegiato dall'OIC 10. |
| Contro | Richiede una contabilità dedicata: ogni movimento di banca deve essere classificato secondo la natura del pagamento. È difficile ricavarlo dal solo bilancio. | Meno intuitivo: non mostra direttamente gli incassi e i pagamenti. Richiede competenza contabile per essere letto correttamente. |
Nella pratica italiana, il metodo indiretto è largamente il più utilizzato, per un motivo pragmatico: è ricavabile direttamente da conto economico e stato patrimoniale, senza dover riclassificare ogni singolo movimento bancario. L’OIC 10 non impone la scelta ma nella struttura del principio dà evidenza al metodo indiretto — la maggior parte delle società lo adotta.
Il metodo diretto è però concettualmente più chiaro, soprattutto per chi non ha una formazione contabile: mostra direttamente quanto è entrato dai clienti e quanto è uscito per fornitori e stipendi. È preferito nei rapporti con le banche e negli standard internazionali IAS/IFRS.
Esempio pratico: come si calcola il cash flow con il metodo indiretto
Vediamo un esempio numerico completo. Immaginiamo una PMI italiana che chiude l’esercizio con questi dati:
- Utile netto d’esercizio: 80.000 €
- Imposte sul reddito: 30.000 € (di cui 30.000 pagate nell’anno)
- Interessi passivi netti: 15.000 € (tutti pagati nell’anno)
- Ammortamenti dell’esercizio: 50.000 €
- Accantonamenti TFR: 10.000 €
Dallo stato patrimoniale ricaviamo inoltre le variazioni del capitale circolante netto (CCN):
- Crediti verso clienti: aumentati di 40.000 € (l’azienda ha venduto ma non ha ancora incassato tutto)
- Rimanenze: diminuite di 15.000 € (magazzino smaltito)
- Debiti verso fornitori: aumentati di 25.000 € (l’azienda ha comprato ma non ha ancora pagato tutto)
Nell’esercizio sono state fatte queste operazioni straordinarie:
- Acquisto di un nuovo macchinario per 80.000 €
- Vendita di un vecchio impianto per 10.000 €
- Accensione di un nuovo mutuo bancario per 50.000 €
- Rimborso quota capitale di mutui esistenti per 20.000 € e distribuzione dividendi ai soci per 15.000 €
Le disponibilità liquide all’inizio dell’esercizio erano 120.000 €. Vediamo come si costruisce il rendiconto:
| Voce | Anno X (€) |
|---|---|
| A. Flussi dall'attività operativa | |
| Utile d'esercizio | 80.000 |
| + Imposte sul reddito | 30.000 |
| + Interessi passivi netti | 15.000 |
| 1. Utile prima di imposte, interessi e dividendi | 125.000 |
| + Ammortamenti | 50.000 |
| + Accantonamenti TFR | 10.000 |
| 2. Flusso prima delle variazioni del CCN | 185.000 |
| − Aumento crediti verso clienti | (40.000) |
| + Diminuzione rimanenze | 15.000 |
| + Aumento debiti verso fornitori | 25.000 |
| 3. Flusso dopo variazioni del CCN | 185.000 |
| − Interessi pagati | (15.000) |
| − Imposte sul reddito pagate | (30.000) |
| Flusso dell'attività operativa (A) | 140.000 |
| B. Flussi dall'attività di investimento | |
| − Acquisto macchinari | (80.000) |
| + Vendita vecchio impianto | 10.000 |
| Flusso dell'attività di investimento (B) | (70.000) |
| C. Flussi dall'attività di finanziamento | |
| + Accensione nuovo mutuo | 50.000 |
| − Rimborso quota capitale mutui in essere | (20.000) |
| − Dividendi pagati ai soci | (15.000) |
| Flusso dell'attività di finanziamento (C) | 15.000 |
| Variazione disponibilità liquide (A+B+C) | 85.000 |
| Disponibilità liquide inizio esercizio | 120.000 |
| Disponibilità liquide fine esercizio | 205.000 |
Come si legge questo rendiconto
Il rendiconto ci dice cose che il conto economico da solo non direbbe. L’azienda ha 80.000 € di utile ma ha generato 85.000 € di cassa aggiuntiva nell’esercizio (differenza tra 205.000 e 120.000). Perché la cassa è cresciuta più dell’utile? Perché ammortamenti (50.000) e accantonamenti (10.000) sono costi non monetari — pesano sull’utile ma non sulla cassa. Contemporaneamente, l’aumento dei crediti verso clienti (-40.000) ha assorbito cassa mentre l’aumento dei debiti verso fornitori (+25.000) l’ha liberata.
Ancora più interessante è la lettura delle tre aree:
- A) Attività operativa: +140.000 € — la gestione caratteristica genera cassa. Buon segnale strutturale.
- B) Attività di investimento: -70.000 € — l’azienda sta investendo (nuovo macchinario). Non è un problema, è crescita.
- C) Attività di finanziamento: +15.000 € — l’azienda ha finanziato in parte con debito la crescita. Il flusso operativo (140.000) copre ampiamente investimenti (70.000) e dividendi (15.000): l’azienda è finanziariamente sana.
I 6 errori più comuni nell’analisi del flusso di cassa
Ecco gli errori che vediamo più frequentemente nelle PMI — e che portano a decisioni sbagliate:
| Errore comune | Perché è un problema |
|---|---|
| ❌ Confondere utile e cassa | Un’azienda in utile può essere in crisi di liquidità: se vende molto ma incassa in ritardo, l’utile cresce ma la cassa scende. |
| ❌ Considerare fatturato = incassi | Il fatturato è ricavo del conto economico. L’incasso è cassa. Se un cliente paga a 90 giorni, la fattura è di gennaio ma l’incasso di aprile — sono due cose diverse. |
| ❌ Ignorare le variazioni del CCN | Un aumento delle rimanenze o dei crediti verso clienti assorbe cassa anche se il conto economico va bene. Non si può leggere il cash flow senza guardare il capitale circolante. |
| ❌ Non separare le 3 aree | Un cash flow positivo grazie a un mutuo (finanziamento) non è la stessa cosa di uno positivo grazie alla gestione operativa. Il primo è temporaneo, il secondo è strutturale. |
| ❌ Analisi solo consuntiva | Guardare il cash flow solo a chiusura esercizio serve a poco per prevenire crisi. Serve monitoraggio mensile o quotidiano e proiezioni previsionali. |
| ❌ Compensare flussi opposti | L’OIC 10 lo vieta esplicitamente: incassi e pagamenti vanno presentati al lordo. Compensarli riduce la significatività del rendiconto. |
Come monitorare il flusso di cassa in azienda: strumenti
Ecco gli errori che vediamo più frequentemente nelle PMI — e che portano a decisioni sbagliate:
Nella pratica delle PMI italiane il rendiconto finanziario viene tipicamente redatto una volta all’anno dal commercialista, per la chiusura del bilancio. È utile ai fini normativi, ma inutile per la gestione: arriva 6-12 mesi dopo che i fatti sono accaduti. Un imprenditore che decide sulla base del rendiconto d’esercizio è come chi guida guardando lo specchietto retrovisore.
Per prendere decisioni serve un monitoraggio continuo, non annuale:
- Excel: la soluzione fai-da-te. Funziona, ma richiede tempo per l’aggiornamento manuale e ha un alto rischio di errore. Per aziende piccole con poche operazioni può bastare, ma scala male.
- Software di tesoreria dedicato: importa automaticamente i movimenti bancari via Open Banking (PSD2), li categorizza e costruisce il cash flow in tempo reale. Molto più affidabile.
- Gestionale integrato con tesoreria: l’approccio migliore per PMI in crescita — cassa, contabilità, scadenzario e cash flow su un’unica base dati. È l’approccio di BPilot.
Dal cash flow consuntivo a quello previsionale
Il rendiconto finanziario visto in questa guida è consuntivo — descrive quello che è già accaduto. È utile per capire, ma non basta per decidere. Il vero salto di qualità arriva quando si passa al cash flow previsionale: costruire scenari di liquidità futura basati su fatture emesse, scadenze contrattuali, budget e ipotesi di comportamento. Se vuoi approfondire questo tema — che è dove si gioca la vera differenza tra un’azienda pilotata a vista e una gestita con consapevolezza — trovi un articolo dedicato sul blog: L’importanza del cash flow previsionale.
Riepilogo: le 5 cose da ricordare sul flusso di cassa
Prima di chiudere, i punti fondamentali:
- Cash flow ≠ utile ≠ fatturato: un’azienda può essere redditizia e allo stesso tempo illiquida. Il cash flow è la variazione di liquidità effettiva.
- Il rendiconto finanziario si divide in 3 aree: operativa (A), investimento (B), finanziamento (C). Il segnale strutturale più importante è A > 0.
- Due metodi di calcolo: diretto (più intuitivo, meno diffuso) e indiretto (parte dall’utile, più usato in Italia). Cambia solo il calcolo della sezione A.
- L’OIC 10 è la fonte normativa: stabilisce lo schema, la sequenza scalare e vieta le compensazioni tra flussi di segno opposto.
- Il consuntivo non basta: per gestire l’azienda serve monitorare il cash flow in tempo reale e costruire scenari previsionali. Il rendiconto annuale è utile a fini di bilancio ma inutile per decidere.


